Manifesto 2028

Basket in
Progress

Più che una Squadra — È il Nostro Turno

AlleyOop
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1 settembre 2028. Inizio della stagione sportiva post Los Angeles 2028.
Il momento in cui si decide che pallacanestro vogliamo essere.

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Il Manifesto

Passiamoci la Palla.

Per chi crede che la pallacanestro non sia in salute, ma che con la giusta dose di passione e cura possa tornare più in forma di prima. AlleyOop non è solo un gesto tecnico — è fiducia. Qualcuno lancia la palla in alto, sapendo che un compagno sarà lì ad aspettarla. Questo è il modello di pallacanestro che vogliamo costruire — insieme. Senza una linea chiara sul basket che vogliamo essere, il rischio è continuare a sopravvivere invece di crescere.

01
L'Oro Vero – La Passione come Motore

L'oro non è solo una medaglia. È la passione che muove quotidianamente un proprietario a investire, un allenatore ad andare in palestra, un dirigente a organizzare la propria società, un arbitro, un ufficiale, uno statistico a ufficializzare una partita. La pallacanestro esiste per servire e proteggere questo oro. Senza di esso, non esiste movimento.

02
Pallacanestro Motore Sociale

La pallacanestro è lo sport che ci abitua a guardare al cielo. È collante sociale, strumento di inclusione, linguaggio universale che attraversa generazioni, geografie e culture. Programmi dedicati al basket e alla disabilità, al basket in contesti di disagio sociale, al basket femminile come leva di empowerment. Il movimento non vale solo per quello che produce sul campo, ma per quello che genera intorno.

03
Nessuno Escluso – Il Basket è di Tutti

Il basket non è solo un parquet da 28x15 con dieci giocatori o giocatrici in campo. Il basket è la pallacanestro in carrozzina, è il basket per gli over, è il 3x3, è il water basket, è il sand basket. La porta d'ingresso è la stessa per tutti, ma dentro ci deve essere spazio per ciascuno. Nessuno escluso. Una federazione che non riconosce tutte le sue discipline non rappresenta il movimento — ne rappresenta solo una parte.

04
Basket e Nuovi Italiani

Il basket è già lo sport più multiculturale d'Italia. Va riconosciuto, celebrato e usato come leva di integrazione — non subìto come problema burocratico. Serve pressione politica coordinata con altre federazioni per alleggerire i processi di cittadinanza sportiva, e un lavoro diretto con FIBA per sburocratizzare i tesseramenti di atleti italiani e stranieri.

Il campo non chiede il passaporto. Il regolamento sì — e va cambiato.

05
Lo Sport come Ottava Arte

Lo sport è la miglior sintesi delle altre sette arti. La pallacanestro in particolare — con la sua geometria, il suo ritmo, la sua capacità di commuovere e unire — merita di essere riconosciuta e vissuta come tale. Una federazione moderna non gestisce solo campionati: cura una forma d'arte, ne tutela l'espressione, ne allarga il pubblico. Chi entra in un palazzetto dovrebbe uscirne cambiato, come si esce da un teatro o da un museo.

06
Radici – Conoscere il Passato per Costruire il Futuro

La Hall of Fame della Pallacanestro Italiana esiste. Esiste — e qualcuno ha deciso di metterla in soffitta, cancellando la storia del movimento e i suoi protagonisti come se non fossero mai esistiti. Riaprirla non è nostalgia: è il primo atto di rispetto verso chi ha costruito quello che oggi gestiamo. Un movimento che cancella la propria storia non merita di scriverne una nuova.

07
Fondamenta – La Casa si Costruisce dal Basso

La Nazionale è il tetto della nostra casa. Per quanto bello possa essere, crolla senza fondamenta solide. Minibasket, scuola e settore giovanile sono la priorità strutturale: non una scelta, ma una condizione. Un piano nazionale per la formazione degli allenatori giovanili, programmi di diffusione del basket nelle scuole primarie — anche e soprattutto nei territori meno coperti — e criteri chiari di accreditamento per le società virtuose che investono nei vivai.

08
Impianti e Territorio

Palestre fatiscenti, campi scoperti abbandonati, palazzetti inaccessibili. Il problema degli impianti non si risolve da soli. Serve un piano strutturale condiviso con Sport e Salute, con ICS e con le altre federazioni che praticano sport indoor: insieme si ha più voce, più risorse, più peso politico. Il basket non può aspettare che qualcuno sistemi i tetti mentre le fondamenta cedono.

09
Basket Femminile – Non una Categoria, un Pilastro

Il basket femminile italiano ha talento, storia e potenziale. Quello che ha mancato troppo spesso è una federazione che lo trattasse come priorità e non come appendice. Parità di risorse nella comunicazione federale, piano di sviluppo dedicato per il settore giovanile femminile, sostegno strutturale alle società che investono nel femminile.

La Nazionale femminile è un biglietto da visita del Paese, non solo della pallacanestro. Serve un impegno concreto per aumentare la presenza di donne nei ruoli tecnici e dirigenziali a tutti i livelli del movimento.

10
Atleti – Tutela e Vita dopo il Campo

Un atleta non è solo un numero in un roster. Ha diritti, ha un corpo da proteggere, ha una vita che continua dopo l'ultima partita. Programmi strutturati di prevenzione infortuni, tutela contrattuale reale anche nelle categorie minori, e un piano concreto di accompagnamento alla transizione professionale post-carriera.

Il campo finisce. La persona resta. Il movimento deve essere lì anche dopo il fischio finale.

11
Allenatori – Formazione e Tutela

Il tecnico è il primo punto di contatto con ogni giocatore. Non solo i grandi nomi: l'allenatore del minibasket in un paese di tremila abitanti è spesso un volontario senza strumenti, senza aggiornamento, senza tutele. Percorsi di formazione continua accessibili, riconoscimento contrattuale reale nelle categorie minori, e un piano specifico per aumentare la presenza di allenatrici in tutti i ruoli tecnici del movimento.

Serve soprattutto investire sui tecnici dei settori giovanili: sono loro che decidono se un ragazzo resta nel basket o sparisce a quattordici anni. La Nazionale non diventa un volano per avvicinare chi è lontano se le fondamenta non reggono — e le fondamenta si chiamano allenatori di base, formati e sostenuti.

12
Arbitri e Ufficiali di Campo

Sono il motore silenzioso di ogni partita. Senza di loro non si gioca — eppure sono troppo spesso trattati come una risorsa da consumare piuttosto che da valorizzare. Formazione continua, percorsi di carriera chiari, retribuzione dignitosa a tutti i livelli, tutela da comportamenti scorretti di società e pubblico. Un movimento serio protegge chi lo fa funzionare ogni settimana.

13
Digitalizzazione dei Pagamenti

Le note spese sono solo l'inizio. I sistemi di pagamento sono sempre più veloci, economici e accessibili — Satispay, Apple Pay, Google Pay, Golee+ — e il basket italiano non può ignorarli. Rimborsi agli ufficiali di campo, quote di iscrizione, pagamenti societari: tutto può essere più semplice, più tracciabile, più veloce. La burocrazia del contante è un costo nascosto che paga chi ha meno tempo e meno risorse.

14
Formazione Dirigenziale

Il percorso è già tracciato: i nuovi corsi di formazione per dirigenti sono un segnale positivo concreto. Ma si può e si deve continuare a migliorare. Troppi dirigenti si improvvisano, non per malafede ma per mancanza di strumenti. Investire sulla formazione di chi gestisce le società significa investire sulla sopravvivenza del movimento.

Un buon dirigente vale quanto un buon allenatore. Va formato con la stessa serietà.

15
Sostenibilità Economica delle Società

Ogni stagione qualche società chiude. Non è fatalità — è il segnale di un sistema che non supporta abbastanza chi è in difficoltà. Servono modelli concreti di sostegno: non solo sanzioni per chi sbaglia, ma strumenti per chi vuole farcela. Consulenza gestionale, accesso a bandi, condivisione di buone pratiche tra società. Il movimento è forte quanto la sua società più fragile.

16
Salute Mentale degli Atleti

Lo sport ad alto livello logora. Lo sport minore isola. La pressione della prestazione, la gestione della sconfitta, l'abbandono precoce, la transizione post-carriera: la salute mentale degli atleti è ancora un tabù nel basket italiano mentre il mondo sportivo internazionale la mette al centro da anni.

Un programma federale di supporto psicologico accessibile a tutti i livelli del movimento, non solo al professionismo. Percorsi individuali e di gruppo, integrati nella stagione sportiva. Esistono già realtà italiane specializzate nello sport e nel benessere mentale con il metodo e la scala per supportare un progetto di questo tipo: una partnership strutturata permetterebbe alla federazione di offrire un servizio reale e sostenibile.

Investire sulla salute mentale degli atleti non è un costo accessorio. È la condizione per avere un movimento sano, longevo e credibile.

17
Basket, Scuola e Università

Accordo strutturale con il Ministero dell'Istruzione per inserire la pallacanestro nei programmi di educazione motoria in modo continuativo. Collaborazione con il CUSI per un campionato universitario federale organizzato. La School Cup esiste già in molte realtà locali e merita un salto di qualità: un campionato nazionale con una fase finale federale riconosciuta, che colleghi scuola e club, che tenga i ragazzi nel movimento e che trasformi la palestra scolastica in un luogo dove si impara davvero a giocare a basket. Un ponte tra formazione e movimento, tra i primi passi e la carriera.

18
Alleanze – Con gli EPS, non Contro

Gli Enti di Promozione Sportiva arrivano dove la federazione non arriva. Collaborare con loro non è una concessione, è intelligenza federale. Un nuovo modello di partnership strutturata per portare la pallacanestro in ogni angolo del Paese, raggiungendo comunità e fasce di popolazione che i canali tradizionali non intercettano.

19
Leghe Professionistiche – Partner, non Avversari

Il rapporto tra la federazione e le leghe professionistiche — Lega Basket Serie A, LNP e Lega Basket Femminile — è stato storicamente caratterizzato da tensioni e sovrapposizioni. È ora di superare questo schema. Le leghe sono il palcoscenico più visibile della pallacanestro italiana: il loro successo è il successo del movimento intero. Serve un Tavolo Permanente con agenda condivisa su finestre per le Nazionali, sviluppo degli arbitri, tutela degli atleti, crescita del pubblico.

Il professionismo non è il nemico del settore giovanile: è il suo orizzonte. Va raccontato così.

20
2028 – Una Visione, le Cose Semplici

Lo sbarco di NBA Europe nel 2028 è l'assist. Sta a noi decidere se fare il canestro o perdere la palla. La risposta non è inseguire NBA Europe: è usare quel momento per costruire un basket che sappia finalmente uscire dai propri confini, dal rettangolo di 28x15, dai palazzetti che si riempiono solo quando arriva l'Olimpia.

Ma una visione coerente e coraggiosa su dove vogliamo essere tra dieci anni non basta se prima non si torna alle cose semplici. Un campionato che si capisce. Calendari che non si sovrappongono. Regole chiare sulle promozioni e le retrocessioni. Partite che pesano davvero. Un prodotto che un tifoso occasionale possa seguire senza un manuale. Meno partite, più valore per partita, divisioni vere, merito sportivo garantito.

Il grande e il semplice non si escludono: si costruiscono insieme, partendo dal basso.

21
Media e Diritti TV

I canali YouTube e Twitch federali sono un passo avanti concreto — ma è solo l'inizio. Il basket italiano è quasi invisibile in televisione e il palinsesto digitale va allargato con continuità e con una strategia editoriale vera. Servono sistemi app e video scalabili che partano dalla federazione e arrivino alle società, abbassando il costo della visibilità per chi non ha le risorse per produrre da solo.

La partita della provincia vale quanto quella dell'Eurolega per chi la gioca. Va raccontata.

22
Tifosi e Tifo Organizzato – Il Undicesimo in Campo

Il tifoso non è uno spettatore passivo da accontentare con un biglietto scontato. È parte del gioco. E il tifo organizzato — le curve, i gruppi storici, le realtà che animano i palazzetti da decenni — è un patrimonio che il basket italiano ha trattato troppo spesso come un problema da gestire invece che come una risorsa da valorizzare.

Serve un rapporto strutturato tra federazione, leghe e rappresentanze dei tifosi. Tavoli di confronto reali, non di facciata. Politiche attive per abbassare le barriere di accesso e per rendere l'esperienza del palazzetto qualcosa che valga la pena vivere anche per chi non è già appassionato.

Un palazzetto che canta è un palazzetto che torna. Un palazzetto vuoto non lo salva nessuna riforma.

23
Ascolto e Comunicazione – Una Federazione che Parla e Ascolta

La Sede Centrale non è il proprietario della pallacanestro italiana: ne è il coach. E ogni coach sa che senza il suo quintetto non va da nessuna parte. I comitati territoriali sono il play che detta i tempi, la guardia che apre il campo, l'ala piccola che cambia ritmo, l'ala grande che presidia il pitturato, il pivot che regge il peso di ogni situazione difficile. Una federazione che non ascolta i propri comitati non ha un sistema: ha solo un centro che parla a sé stesso.

Tavoli permanenti di confronto, canali diretti, trasparenza nelle decisioni. La comunicazione federale non è un ufficio stampa: è una politica.

24
Governance e Trasparenza – Una Federazione di Tutti

Una federazione credibile è una federazione trasparente. Bilanci chiari e accessibili, processi decisionali condivisi, criteri di selezione e nomina basati su competenza e merito. Introduzione di un Codice di Condotta Federale e di meccanismi di controllo interno indipendenti.

La federazione non appartiene a chi la guida: appartiene al movimento. Nessuna nomina senza criteri pubblici e verificabili.

25
Dati e Strategia – Decidere con la Testa, non di Pancia

Troppe decisioni nel basket italiano vengono prese per abitudine, per inerzia, per equilibri interni che hanno più a che fare con la politica che con il movimento. Una federazione seria sa quante società sono cresciute e quante sono sparite nell'ultimo decennio, sa dove si gioca e dove non si gioca più, sa quali categorie perdono iscritti e perché. Costruire una cultura del dato è un atto di responsabilità verso chi quella federazione la finanzia, la abita e ci crede ogni giorno.

26
Innovazione – Un Ufficio per Guardare Avanti

Il basket italiano ha bisogno di smettere di rincorrere la modernità e iniziare a costruirla. Un Ufficio per l'Innovazione e la Trasformazione Digitale con mandato chiaro: semplificare la vita alle società affiliate, rendere più efficiente il lavoro degli ufficiali di campo, aprire nuovi canali di visibilità per il movimento a tutti i livelli.

Gli strumenti esistono. Quello che è mancato è qualcuno che li scelga con criterio, li adotti con metodo e li valuti con onestà. La tecnologia non si compra: si governa.

27
Rapporto con FIBA e Contesto Internazionale

L'Italia gioca in un sistema europeo e mondiale. Le regole del gioco — tesseramenti, finestre, format delle competizioni, tutela degli atleti — si decidono ai tavoli FIBA e FIBA Europe. Essere presenti, preparati e influenti in quei tavoli non è un lusso: è una necessità. Il basket italiano deve contare di più nelle stanze che contano.

Non si Parte da Zero – Il Bello che già Esiste

Sarebbe disonesto ignorarlo: negli ultimi anni ci sono stati passi avanti concreti, frutto del lavoro degli uffici federali e dei comitati territoriali. Sulla gestione dei social media siamo secondi in Europa solo alla Francia. I progetti Scuola, Mini e i progetti FIBA sono realtà che funzionano. La Junior NBA vede l'Italia prima in Europa per numeri. C'è tanto di buono che esiste già — e che non viene raccontato abbastanza.

Non si tratta di partire da zero. Si tratta di accelerare. Migliorare il bello che già viene fatto, affinché il nostro movimento continui a muoversi — ma ad un'altra velocità.

AlleyOop. Più che una Squadra.

Passiamoci la Palla

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